Giardini Reali

Villoresi, Manetti, Rossi - giardinieri

Nella progettazione e trasformazione dei Giardini Reali e del Parco di Monza, gli architetti Piermarini, Tazzini e Canonica furono coadiuvati da diversi giardinieri, botanici e agrimensori che, grazie al loro operato, contribuirono a creare l’immagine del complesso giunta fino a oggi. Tra questi vanno ricordati per importanza e incisività del loro lavoro, Luigi Villoresi, Giovanni Battista Rossi e Giuseppe Manetti.

Luigi Villoresi studiò presso l’Università di Pavia, dove conseguì nel 1801 il brevetto di agrimensore, in seguito a un periodo di apprendistato. Iniziò il suo servizio presso il Parco di Monza nel 1802: in qualità di professionista ‘abilitato’ fu infatti chiamato a Monza dal vicerè Eugenio di Beauharnais nel 1805, per sovrintendere ai lavori del Parco di Monza che stavano per avere inizio a fianco dell’architetto Luigi Canonica. Il merito maggiore di Luigi Villoresi, subentrato al padre Antonio nella direzione dei Giardini monzesi dal 1814 al 1823, fu quello di aver preso parte all’istituzione della scuola di botanica nel 1820, e di aver sollecitato l’istituzione di un corso di agraria nel parco.

Giovanni Battista Rossi, giardiniere botanico, dal 1791 fu al servizio del Marchese Ferdinando Cusani presso la sua Villa in Desio. Già capo giardiniere all'Isola Bella, fu in seguito ingaggiato dal viceré Eugenio di Beauharnais perché lavorasse nel vivaio della Villa Reale di Monza. Dal 1813 al 1843 Rossi fu dunque giardiniere e poi "Direttore dei Regi Giardini e Vivai" di Monza, ereditando la carica che Luigi Villoresi ricoprì fino al 1823, anno della sua morte. Insegnante presso la Scuola di agraria e botanica del Parco, nel 1826 diede alle stampe a Milano un catalogo delle essenze dei vivai reali, perpetuando la tradizione iniziata dal Villoresi nel 1813 e portata avanti dal suo successore, Giuseppe Manetti.

Giuseppe Manetti, tecnico giardiniere di fama internazionale, “Direttore dei Giardini” della Villa Reale di Monza dal 1844 al 1858 circa, ebbe indubbiamente un ruolo fondamentale nell’introduzione di specie esotiche e rare non solo a Monza, in un periodo in cui il giardino era diventato luogo di collezionismo botanico e di sperimentazione scientifica. La sua abilità di botanico, oltre alla conoscenza della lingua inglese, gli permisero infatti di confrontarsi e tenersi in contatto con insigni ricercatori, tra cui John Claudius Loudon, famoso paesaggista inglese, con il quale condivise la passione per le collezioni botaniche e le tecniche di selezione e coltivazione delle piante che resero famoso il Parco di Monza. Oltre che in traduzioni circa i più svariati argomenti del mondo delle piante, il Manetti si cimentò nella scrittura di numerosi articoli che trovarono spazio, tra l'altro, sull'illustre «Gardener's Magazine» di Londra.

Antonio Grigolato, nato nell'odierna provincia di Rovigo, fu profondo conoscitore della flora della sua regione, agli estremi confini orientali del Lombardo-Veneto. La sua principale opera pervenuta fino a noi, l'«Herbarium Rainerianum», è il frutto di un paziente ed accurato lavoro di raccolta, descrizione e conservazione, tanto che molti degli esemplari non hanno per niente risentito dell'usura del tempo. L'«Herbarium Rainerianum» è conservato presso la Civica Siloteca Cormio.

Raffaele Cormio, nato a Molfetta (Bari) l'8 febbraio 1883, era figlio di un noto costruttore navale. Fin dall'infanzia respirò l'atmosfera dell'ambiente di lavoro del padre. Quel che più colpiva e affascinava la sensibilità e l'interesse del giovane Cormio era dunque il legno, quella materia a lui familiare e tanto adatta a ricoprire anche funzioni di alta tecnologia.
Nel 1907, dopo un soggiorno in America, a Hoboken (New Jersey), dove si trattenne un anno, Cormio diede seguito ai suoi propositi: iniziò cioè a raccogliere e farsi spedire, con l'aiuto di appassionati e collaboratori, campioni legnosi di ogni genere. Tra i molteplici criteri adottati nella raccolta di questa collezione, che andò rapidamente ingrossandosi, fondamentale fu l'intento didattico e documentaristico, dettato dalla volontà di testimoniare appunto in modo sistematico le differenze visive ed i caratteri botanici delle piante legnose della nostra flora ed anche, in parte, di flore esotiche.
Il Cormio divenne ben presto profondo conoscitore degli spazi verdi di Lombardia, in particolare del Parco e Villa Reale di Monza dove operò per due anni (1937-39) in qualità di Soprintendente. Tra le sue molte iniziative così, spicca una mappatura delle piante arboree del Parco. Cormio, sempre assistito dal valido collaboratore Mario Gianazza, ebbe inoltre il merito di assemblare, preservare e valorizzare la collezione di cassettine di legno contenenti gli organi delle varie piante, uno dei più pregiati tesori botanici creati sotto il patrocinio dell'arciduca Raineri.